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ANDREA SALVETTI
Nato a Bozzano Lucca il 17 agosto 1967.
Ha frequentato il liceo artistico di Lucca poi la Facoltà di Architettura dell’ Università di Firenze, lascia dopo venti esami.
Nel 1989 a Londra incontra Ron Arad che nelle sue esperienze future rappresenterà un modello chiaro soprattutto per l’interesse dei metalli e per la nuova figura di “artista artigiano”.
Durante varie esperienze di collaborazione con artisti e architetti della provincia di Lucca realizza già nel suo laboratorio pezzi unici per l’arredamento, partecipa come collaboratore a mostre ed eventi alla galleria Megalopoli di Milano, vince due concorsi di pittura.
Dal 1993 inizia l’ attività individuale di artista-artigiano nel suo laboratorio sulle colline tra Lucca e la Versilia, dove realizza arredi-sculture in ferro, legno e altri materiali, dedicando particolare attenzione alle nuove tecnologie e alla riscoperta di tecniche antiche.
Progetta e realizza personalmente il look e gli arredi di locali di tendenza e negozi lucchesi, “Ubu”, “L’ animale”, “Kulmine“ mostrando uno spiccato interesse all’ integrazione tra fase progettuale e la realizzazione delle opere, quindi controllo diretto dall’ idea fino alla messa in loco.
Nel 1996 inizia la sua collaborazione con Dilmos Milano dove espone, per la prima volta, le sedute-scultura in fusione di alluminio della collezione “monozoo” durante il Salone del Mobile.
La collezione verrà integrata negli anni successivi fino ad essere presentata al completo nel 1998 sempre da Dilmos in occasione del Salone del Mobile.
La stessa collezione “monozoo”, prima vera esperienza di lavoro a metà tra scultura e design, sarà in mostra in Italia e all’ estero, pubblicata su molte riviste di settore e scelta per abbinamenti pubblicitari nel settore della moda .
Alcune sue opere vengono selezionate da Philippe Stark per International design Year Book 98.
Il 23 ottobre 1999 viene invitato, dal gruppo Artway of Thinking, a partecipare a “ Con Molto Piacere “alla 48°Biennale di Venezia, spazio Oreste, Padiglione Italia, dove presenta un progetto di relazione tra arte e cibo, con sei differenti alimenti cotti dal contatto con del bitume ossidato liquefatto che raffreddandosi li imprigiona in blocco. Inizia con questo progetto una fase nuova e trasversale di rapporto sensibile tra la attività di scultore e di cuoco appassionato.
Incontra Daniel Spoerri al quale racconta il progetto e ne verifica le affinità con il movimento “Eat Art”.
Presenta durante il Salone del Mobile 2000 la collezione di tavoli e sedie in fusione di alluminio e acciaio inox “sottobosco” per Dilmos Edizioni, anno nel quale realizza anche il primo prototipo della poltrona “l’apparita” che segna una tappa fondamentale di crescita ed evoluzione dei progetti.
Dal rapporto di collaborazione e amicizia con Dario Maiocchi nasce l’ incarico di progettazione dello spazio della galleria Magenta 52 a Milano, che inaugura nel dicembre del 2000, e altri progetti su commissione come “auton”, “policrome”,”bur”.
Nel settembre 2000 partecipa con un progetto commestibile al progetto Oltre in Val Liona, Vicenza, durante le manifestazioni , Aia in Festa, Percorsi a sensi alternati, nell’ ambito di un progetto comunitario Leader II, per il quale realizza tre eventi d’ artista dove i visitatori sono coinvolti direttamente nel progetto mangiando, per una comprensione istintiva e sensibile.
Nel corso del 2001 lavora al progetto “terra-troia” che presenta in maggio allo spazio Dima a Vimercate e in settembre ad Andorno Micca, Biella. Un lavoro di costruzione di un vulcano-scultura di cinque metri cubi di terra contemporaneamente alla cottura di un maiale al suo interno. Performance che si conclude distruggendo l’ opera per mangiarne il contenuto.
Consolidata la prolifica collaborazione con Luisella Valtorta e Sergio Riva continua la presentazione di progetti per Dilmos edizioni e inizia un rapporto di scambio che produce anche molti lavori su commissione, ideati e sviluppati appositamente per spazi pubblici e abitazioni private.
Nel 2003 presenta le nuove collezioni “ ortofrutta “ riproponendo la forma di una cassetta in legno da mercato in fusioni di alluminio lucidato , allestendo delle cataste anche molto grandi da usare come librerie o contenitori dalla forma casuale o caotica, elementi singoli come tavolinetti o piccoli contenitori.
Nel maggio 2004 presenta “sweet” alla galleria Magenta 52, opera dolce-commestibile-comprensibile in occasione dell’ inaugurazione dei nuovi spazi di Vimercate. Sculture di nocciole, mandorle zucchero e miele che vengono distrutte a martellate per essere condivise, mangiate e assimilate.
Si trasferisce con la famiglia a vivere nel proprio agriturismo, nella tenuta di “ Serore “ che ristruttura personalmente dopo oltre trenta anni di abbandono, dove si ritaglia uno spazio studio-biblioteca per pensare e progettare immerso nella natura e a contatto diretto con la terra e l’ agricoltura, temi che sempre di più rappresentano fonte di ispirazione per i progetti.
Durante il 2005 sviluppa i progetti “ ortofrutta”, “tronchi” e “appuntate”, tavoli e mensole formati da chiodi di fusione di bronzo che si incastrano con dei piani in tavole di legno grezzo bruciato, e si dedica alla ricerca di nuove soluzioni di leghe da fusione e di finitura dei metalli attraverso la collaborazione con aziende specializzate nel settore galvanico e dei trattamenti anodici.
Realizza elementi in fusione di alluminio con trattamento di superficie in bronzo brunito e placature in oro cercando di superare e trasformare l’ aspetto delle fusioni in alluminio lucidato divenuto ormai il materiale preferito e che meglio ne identifica il lavoro.
Durante questi anni collabora anche con varie aziende di produzione di arredi, tra le quali Gervasoni, Alivar , Zerodisegno e realizza su misura arredi esclusivi pensati appositamente per Sony, Heineken, Costagroup.
Collabora strettamente con gli architetti Marco Lucchi e Barbara Falanga con i quali affronta interessanti progetti di connubio tra scultura e architettura e realizza su misura sculture in bronzo, acciaio inox con lavorazioni e finiture speciali inventate appositamente per i loro progetti.
Il 2006 è l’ anno dei progetti ”l’albero”, “tronchi”e della più solida intesa con il gruppo degli “ apaches ” , Roberto Mora, Alessandro Ciffo, Marco Stefanini, Gianni Osgnac e la ceramista Silvia Zotta, che frequenta già da diversi anni ma che in questo periodo condividono idee, progetti, spazi e mostre molto più che in passato. Si crea così un nucleo più solido di artisti-designer autoproduttori che muovendosi assieme iniziano a rappresentare una nuova realtà di movimento e offrire scenari nuovi e non ancora definitivamente riconosciuti che non sono più solamente semplice contaminazione tra arte e design.
In occasione della mostra “Assolo”, a Parma nel settembre 2006 presenta “ Trota maialata o.g.m.” opera transgenica commestibile.
Questa attività artistica “trasversale “ intorno al mondo del cibo è diventata ormai un’ aspetto fondamentale della sua attività di scultore e designer.
Dal 1996 a oggi le sue opere sono state pubblicate su molti cataloghi e riviste di settore nazionali ed internazionali.
Attualmente vive e lavora sulle colline di Pescaglia nel parco naturale delle Alpi Apuane non distante da Lucca.
MOSTRE COLLETTIVE
1Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Swooroom Gervasoni, Milano, Salone del Mobile
2 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Scultura &Design, Milano, Salone del Mobile
3 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Focke Museum, Bremen, “ Design mit zukunft “ a cura di Philippe Stark
4 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
48° Biennale di Venezia, padiglione Italia, spazio Oreste ( catalogo )
ICFF , New York, Italian Design
5 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Val Liona, Vicenza, “Aie in festa”,” Percorsi a sensi alternati”
6 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Spazio PLC, Torino, “Fuoriconvergenza”
Ex conceria Magliola, Andorno Micca, Biella, “Alla corte dell’arte”
7 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Abitare il tempo, Verona, mostre tematiche
Vimercate, Milano, “Antedima”
Ex conceria Magliola, Andorno Micca, Biella, “Alla corte dell’arte”
8 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Galleria Magenta 52, Milano, “Cinquanta artisti per la pace”
Orto botanico, Lucca, “Murabilia”
9 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Galleria Magenta 52, Vimercate, Milano, “Un portale, nessuna gara”
Milano,“Pitti living” a cura di Cristina Morozzi
MIART, Milano, spazio Dilmos
Casa Masaccio Arte, S,Giovanni val d’Arno, “Radical design” a cura di Gianni Pettena (catalogo)
10 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Moss Gallery, New York, “Fertile garden”
NABA, Accademia di Brera, Milano, “nababoom self production” a cura di C. Mantica e S. Amura
Atene Megaron Plus, “Art of Italian design” a cura di Alessandro e Francesco Mendini e Sotirios Papadopulos (catalogo)
11 Dilmos, Milano, Salone del Mobile
Zerodisegno, Milano, Salone del Mobile
Moss Gallery, New York, “Cabinet”
Galleria Camponi, Roma, “Verso il 3000”
MOSTRE PERSONALI
1 Beker Gallery, Loorrach, “Monozoo”
2002
Antedima, Vimercate, Milano, “TERRA-TROIA”
Ex conceria Magliola, Andorno Micca, Biella, “TERRA-TROIA”
2004
Galleria Magenta 52, Vimercate, Milano, “SWEET” (video)
2005
Galleria Two Be, Parigi, “ ORTOFRUTTA”
2006
Chiavicone, Parma, “TROTA MAIALATA” (video)
2007
Dilmos, Milano, “TERRA TERRA”
Terra-Terra
Metto le radici nella terra come un’ albero, con i piedi piantati sottosuolo , fermo guardo l’ orizzonte e respiro piano. Come un castagno di qualunque selva che dei frutti si scuote al vento, che perde le foglie al primo freddo e ne fa di nuove al primo sole, che sta lì semplicemente, quasi immobile, sto fermo anch’io e ne invidio la fotosintesi.
Della natura intorno e degli uomini mi incuriosisce quello che non verrebbe voglia o servirebbe di sapere , ciò che sta lì da sempre o accade senza perché.
Passo così molte ore nei boschi a cercare funghi o semplicemente a guardare le forme, i colori, gli animali che scappano, le foglie a terra o appese ai rami, a sentire l’ odore di tutto e a cercare non so cosa nelle cortecce e sotto i sassi.
Molto spesso mi fermo , pianto le radici, lo sguardo sempre avanti.
E’ in quei momenti che vedo i miei progetti , vedo il dafarsi, ciò che manca e ci vorrebbe, non là fuori ma qui dentro.
Cerco allora di portare via quell’ immagine e il quadro intero, farlo mio, comprenderlo , digerirlo, portarlo con me a casa, viverlo e magari condividerlo.
Terra - Terra per me è semplicemente , alla portata di tutti, senza sforzi, senza illusioni ne preconcetti, naturalmente, come stanno le nuvole in cielo e le piante al suolo, gli uccelli nel nido e noi nelle nostre case.
Un’ albero in natura non può migrare, né le cose intorno. Come lo intendo io si.
Allora faccio tesoro di quelle visioni , di quelle forme e di quei sapori e li porto con me, davvero. Come un’ “agriscultore” coltivo quello spazio nella speranza di dare forma ad una visione più ampia della mia vita , oltre i muri delle stanze, oltre l’uso delle cose, oltre un palmo dal naso .
Intendo allora gli alberi come ripari sicuri, fronde addomesticate che lasciano intravedere un ’ altro sfondo , e nidi nuovi come giacigli dove porsi rannicchiati riposando all’ ombra più sicuri. Tronchi d’ oro e d’ argento, di materia preziosa che dura per sempre, utili per costruire elementi di base. Forme semplici e pensieri elementari per riempire uno spazio ancora vuoto e non ancora vissuto.
Terra - Terra e ciò che riesco a raccontarvi del mondo che amo , delle selve , dei muschi, dei tronchi e delle radici, dei nidi e delle tane, di quegli animali che io vedo li a combattere la sopravvivenza in una terra che muta per i nostri errati interessi.
Terra - Terra è quello che posso fare con le mie mani.
A.S.
È sempre molto difficile cercare di definire le categorie della creatività. Molto spesso è più giusto parlare piuttosto di inutilità che non di difficoltà, perchè il gesto creativo parla da se stesso; in quanto tale rifugge, quanto più è creativo, da ogni possibilità di definizione. Così nella grande confusiohe delle ultime decadi di questo secolo chiamiamo arte esperienze creative che con l'arte nulla hanno a che fare, abusiamo del termine designi ahimè, senza che nessun elemento giustifichi questo nostro abuso, aggiungendo confusione alla confusione; rilegando così, in questa ansia di definizione, awenture di particolare creatività altrimenti difficilmente definibili.
Tutto questo potrebbe accadere anche al lavoro di Andrea Salvetti nel caso che lo volessimo rimandare al mondo dell'arte o ancor peggio al mondo del design (ma poi quale design?), rendendo in qualche modo inutile, svilendola, una ricerca di espressività che trova le radici nel proprio mondo poetico. Una poetica che si concretizza nella figuratività di misteriose creature che appaiono della stessa materia dei sogni e non dell'arte. Anche se poi la tecnica dalla quale nascono (a cera persa ) appartiene senz'altro all'arte.
Quelle di Salvetti sono al di là di ogni possibile categoria, creature destinate a perdere la loro animalità. Lasciando improbabili mondi ancestrali per trasformarsi in misteriose poetiche presenze domestiche. Così una poltrona è quasi un caprone, una lucertola è forse una panca, uno sgabello quasi un rapace.
Giuseppe Chigiotti